Classe prima

lunedì 21 giugno 2010

Un compagno di vita...

Dopo una notte tempestosa, il vento soffia ancora impetuoso; spazza con le sue ventate ogni cosa e colpisce inesorabilmente chi si trova nel suo mirino: non fa eccezione per nessuno e non accenna a diminuire le sue  raffiche.



Chiusa in casa, sento di continuo le porte che sbattono e il rumoreggiare delle folate sempre più furiose, accompagnate non di rado dagli scrosci della pioggia: sembra una triste giornata d’inverno, eppure siamo in estate.



Sono malinconica, perché stamattina uscendo sul terrazzino di casa ho visto tranciato una parte del tronco dell’unico albero del mio giardino.



Era bello, rigoglioso e carico di prugne, come ogni anno. Tutti ne mangiavano dato che era a confine sulla strada e i suoi rami stracolmi di frutta nelle giornate afose di luglio invitavano i passanti a dissetarsi, offrendo quelle delizie.



Mi era caro perché ogni anno la sua fioritura mi annunciava l’arrivo della tanto attesa primavera.



A vederlo ricoprirsi delle prime gemme, mi si rallegrava la vista e il cuore perché il suo risveglio lento, ma evidente, faceva capire che ormai l’inverno era davvero alle spalle.



Si copriva di una miriade di foglioline verdi e di fiorellini bianchi che già dopo pochi giorni sfiorivano e riempivano il cortile di petali che, come coriandoli al vento, rallegravano l’ambiente e chi lo viveva.



Immancabilmente lo fotografavo e così ho una testimonianza continua della sua crescita e del suo ergersi sempre più maestoso davanti casa mia. Lo ritraevo spesso, con accanto le persone a me più care, e perciò è entrato a far parte dell’album dei miei ricordi. Vivida è la ripresa del sui rami pieni di neve in un freddo giorno d’inverno di tanti anni fa.



Ne ero fiera anche per quella frescura naturale che mi garantiva nel periodo estivo, quando per ore mi fermavo, seduta sulle scale d’ingresso, a discutere con i miei familiari e con gli amici, protetta dal suo rigoglioso fogliame che non lasciava passare i caldi raggi del sole.



Ancora le mie nipotine ricordano le stranezze che io raccontavo loro sull’origine di questo strano e generoso albero: storie fantastiche e avventurose che lo descrivevano come la casa preferita dai puffi e loro, piccole ingenue, trascorrevano ore intere a guardarlo nella vana speranza di vederne uno e… ancora non me lo perdonano!



E ora è lì a terra… ancora verdeggiante come mai, pieno, anzi strapieno, di frutta che però non maturerà più.



Ne rimane in piedi solo una parte e mi auguro che sopravvivrà a questo sfascio per continuarmi a deliziare con la sua imponente bellezza naturale.


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