Classe terza C

venerdì 11 settembre 2015

UDL "Gentilezza" (Progetto sperimentale-Classe II)

UDL su GENTILEZZA

OBIETTIVO FORMATIVO

Prendere coscienza che la propria umanità è misurata dal grado di gentilezza che si manifesta nei confronti dell’altro.



-Fase 0 
Obiettivo (Dicembre 2015)
-Acquisire le conoscenze spontanee sulla gentilezza.

Attività
A) -Conversazione clinica registrata sul quaderno con successivo confronto del gruppo classe in circle-time.


Le domande

1. Che cosa ti fa venire in mente la parola gentilezza?
2. Quando si è gentili?
3. Come mai si è gentili?
4. Con chi si è gentili?
5. Perché si è gentili?
6. Cosa accade quando viene meno la gentilezza?

Le risposte



Risultati:
-Restituzione delle conoscenze informali: 
mappa mentale

-Analisi di Conversazione Clinica, a cura della prof.ssa G.Cipollari

-Alla prima domanda “Che cosa ti fa venire in mente la parola gentilezza?” i bambini assumono tre posizioni distinte. Un gruppo associa il termine alla bellezza, al dono, all’ amore, alla generosità. Altri pensano a comportamenti  legati soprattutto all’amicizia che si esprime in abbracci, in regali, in prestiti di cose proprie; c’è anche chi cita il gesto di aiutare i poveri o di offrire il the a persone senza casa. Un ultima posizione è quella di chi individua nel rifiuto di comportamenti scorretti una forma di gentilezza per cui è gentile chi non litiga.
-Alla seconda domanda Quando si è gentili”  i bambini continuano ad oscillare tra comportamenti positivi che si esprimono in un fare e il rifiuto di comportamenti negativi individuati nel non fare. Si è gentili quando si saluta,quando si fa un regalo, quando si aiutano le persone, quando si fa un favore o si fa qualche cosa per le persone che ci  vogliono bene, quando si dà un cioccolatino. Si è anche gentili quando non si litiga e non si fa male all’altro. La gentilezza è veicolo di amicizia. Un bambino dice che la gentilezza fa tornare il sorriso di chi la riceve.
-Alla terza domanda “ Come mai si è gentili?” la maggior parte i bambini risponde che la motivazione della gentilezza risiede nel senso dell’amicizia e del volersi bene per essere socievoli e giocare insieme.  Per alcuni bambini la gentilezza è un’esigenza richiesta per essere bravi, per non fare del male, per compiacere a Dio e per non nutrire rabbia. Altri affermano che essere gentili è necessario per avere gentilezza e che le persone ne hanno bisogno. Una bambina afferma che c’è gentilezza quando si vive in un clima di gentilezza.
-Alla quarta domanda “ Con chi?” la maggior parte dei bambini orienta la gentilezza verso gli amici, la famiglia, le persone  con cui si ha un legame affettivo. Altri invece dicono che bisogna essere gentili con tutti, in particolare con i più deboli come gli anziani. Una bambina afferma che bisogna essere gentili anche con i cattivi.
-Alla quinta domanda “ Perché’” la causa della gentilezza è nell’esigenza di essere bravi così da non diventare cattivi da grandi. Per diversi allievi la gentilezza è lo strumento per avere amici con cui giocare sereni e per farsi voler bene Alcuni affermano che si è gentili per amore.  Un ragazzino sostiene che la gentilezza è un modo per diventare come Gesù e per aiutare gli anziani.

-Alla sesta domanda “Cosa accade quando viene meno la gentilezza?” tutti riconoscono la negatività della perdita di gentilezza. Alcuni sostengono che si diventa cattivi, arroganti, si perde il controllo, si perde l’amore e la generosità, si diventa “monelli”. Altri  considerano la perdita di gentilezza una causa di cessazione dell’amicizia e una perdita di amore da parte degli altri, tanto che nessuno vuole bene a chi non è gentile.

-Commento alla Conversazione Clinica, a cura della prof.ssa G.Cipollari.

Le conoscenze spontanee  dei bambini attestano che all’interno della classe ci sono diversi approcci alla gentilezza e ciò favorisce un decentramento dei bambini che si trovano a confrontarsi su linee diverse. Il primo livello verso cui gli allievi si attestano è quello legato a concepire la gentilezza come una forma di superamento di atteggiamenti negativi per cui la gentilezza invita a non assumere gesti scorretti: la persona gentile non litiga, non fa male all’altro, non nutre rabbia, non è arrogante. Questa fase può trovare conferma in  un’attività didattica in cui si distinguono le persone gentili da quelle non gentili che vengono giudicate proprio sulla base di comportamenti inaccettabili per una serena convivenza. Il secondo livello è quello del fare un favore dell’altro. All’interno di questa seconda fascia ci sono posizioni diverse: per alcuni la gentilezza è cortesia formale per cui il senso può essere quello rispondere alla più elementare norma di educazione che si esprime nel gesto del  saluto o di offrire un cioccolatino o  di contraccambiare  doni; per altri, invece, è solidarietà per cui la persona gentile  aiuta le persone,soprattutto le più deboli quali gli anziani. Si profila infine un terzo livello molto più raffinato su cui è bene indagare partendo da certe dichiarazioni degli allievi e sulle  quali occorre focalizzare l’azione educativa: essere gentili “fa tornare il sorriso” e le “persone hanno bisogno di gentilezza”. Queste affermazioni hanno un significato fortemente polisemico e richiedono una delicata azione di interpretazione: cosa vuol dire notare che un atto di gentilezza suscita il sorriso? come  ci si sente dopo aver provocato il sorriso nel volto dell’altro? che cosa significa che le persona hanno bisogno di gentilezza? chi ha bisogno di gentilezza? perché ? come mai? Si tratta di avviare un ‘educazione al sentimento che superi dichiarazioni astratte o per sentito dire o imposte come norme coercitive. Occorre far sentire ai bambini, e ancor meglio se sono piccoli, come sia piacevole essere gentili, come l’essere gentili rappresenta una istanza dell’animo che  rende sereno chi è gentili a prescindere dal risultato o dalla convenienza. Su questa strada si è incamminata una bambina che afferma che occorre essere gentile con i cattivi, perché l’importante è essere gentili : la gentilezza conquista i cattivi e al tempo stesso fa star bene chi la elargisce naturalmente. Si tratta di fare un cammino per comprendere la differenza dal comportamento indotto ma non sentito ( per compiacere Dio o per essere bravi) a quello invece condiviso tanto da capire che è bene diventare come “Gesù” ovvero come una persona dotata di profonda umanità che rifiuta la volgarità delle parole, dei gesti,delle scelte di vita. Si tratta di ripristinare un clima- come chiedono gli stessi bambini – in cui essere gentili è una modalità di essere che fa star tutti beni in quanto ripristina quell’armonia sociale senza la quale il mondo è violento, non accettabile. Dalla logica del non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te in cui predomina ancora una visione del tornaconto personale (alcuni bambini sono gentili per non perdere gli amici e per non star soli)  è bene passare a quella di fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te (“tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo al loro”- Mt 7,12) o ancor meglio “non bisognerebbe comportarsi con gli altri in un modo che non è gradito a noi stessi”(Mahabharata  XIII, 1 14 8), espresso laicamente da Sartre nella frase  “ ciò che non è bene per gli altri non è bene nemmeno per noi stessi”. La favola “ Federico” di Leo Lionni in cui il protagonista si dedica a coltivare calore, colori e parole può offrire una base di riflessioni sull’importanza di ciò che è immateriale ma che è egualmente reale e che serve per crescere dentro: i sentimenti, il sentirsi bene con se stessi è di gran lunga più importante che avere un ennesimo regalo da aggiungere ai tanti altri di una a volte inutile collezione. Far capire questo può aiutare i bambini a crescere in umanità che è poi la funzione principale dell’insegnante di discipline umanistiche.

B)-Rappresentazione grafica della propria idea di gentilezza.

Risultati:

C)-Sintesi e rielaborazione degli elaborati prodotti nel Calendario 2015.


-Fase 1 
Obiettivo (Gennaio 2015)

Avviare la riflessione cognitivo-affettiva-linguistica sulla gentilezza.

Attività

A) - Presentazione dei cartellini con immagini di personaggi fantastici tratti da favole o cartoni animati con commento degli alunni a partire dalle risposte alle seguenti domande:

-Chi è?/Chi sono?

-Cosa fa?/ Cosa fanno?
-È gentile?/Sono gentili?
-Perché sì/no?
-Come mai?


La rielaborazione


Risultati:







Attività

B) -Analisi delle qualità della gentilezza rilevate nella precedente conversazione e i loro opposti: sinonimi e contrari. 

Risultati:
a)

b)
Fase 2 
Obiettivo (Febbraio 2015)

Favorire la riflessione sulla gentilezza partendo da una favola.

Attività

A) - Ascolto e commento della favola "Federico" di Leo Lionni.
Risultati:
a) Registrazione sulla Lim delle osservazioni degli alunni:



b) Rappresentazione tramite disegno del racconto:


????
c) Circle time: confronto, discussione sulle riflessioni fatte sui personaggi del racconto. 






d) E-book: "Federico, il topolino gentile".





Fase 3 
Obiettivo (Marzo 2015)
Riflettere sui propri comportamenti.
Attività

A) -Risultati dell'intervista... tradotti in grafici:







Fase 4 
Obiettivo (aprile 2015)  
Prendere coscienza delle situazioni generate dall’essere o no gentili.
Attività

A) -Ideazione di un cartellone con esempi reali di atti di gentilezza, con riflessioni personali in circle-time.




Fase 5 
Obiettivo (Maggio 2015)  
Analizzare l’importanza del riconoscimento della gentilezza come  valore.

Attività

A) - Memorizzazione della seguente poesia:
Gentilezza
Se a qualcuno cade un soldo,
lo raccolgo e glielo rendo;
se mi fanno una domanda,
io sorrido e poi rispondo.
Se a uno manca il pennarello,
la matita od il righello,
non mi faccio supplicare:
gli do il mio senza esitare:
Se ad entrare siamo in due,
dico: “Prego, passi pure”.
E se ho urtato un passante
chiedo scusa prontamente.

Se la nonna ha un pò da fare
io la vado ad aiutare:
gentilezza e cortesia
danno al mondo più armonia!
Fase 6 
Obiettivo (Maggio 2015)  
Analizzare l’importanza della trascrizione narrativa per approfondire il lessico e le norme della gentilezza.

A) - Ricerca delle parole della gentilezza, sull' invito di Papa Francesco:






Fase 7
Obiettivo (Maggio 2015)  
Riflettere sul percorso didattico

Nessun commento:

Vico Equense: zoom sulla città