Classe terza C

venerdì 17 aprile 2009

RELAZIONE CONDIVISA team-docenti

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Dalle Indicazioni del Curricolo vengono tratti i Programmi che sono alla base della progettazione relativa alle Classi.

La nostra progettazione si potrebbe rappresentare con un semplice diagramma che ha al centro il bambino/a, fulcro essenziale dell’apparato teorico. Intorno a lui ruota il tutto, in un movimento a spirale, a vortice, che è alla base del dinamicismo e della complessità dell’azione didattica. Questo movimento si sviluppa inizialmente lungo due assi: uno verticale che rappresenta l’azione prettamente pedagogica-didattica e l’altro orizzontale che indica gli interventi di ordine socio-psicologico. Il primo promuove il più noto “alfabeto strumentale” che è alla base degli apprendimenti cognitivi, disciplinari. Il secondo favorisce lo sviluppo del meno conosciuto “alfabeto dell’integrazione affettiva della personalità”. Se il primo garantisce la padronanza del saper scrivere, del saper leggere e del saper fare i conti, il secondo assicura l’acquisizione di un’immagine positiva e realistica di sé attraverso la consapevolezza e la conoscenza dei propri punti di forza e dei propri punti di debolezza, considerati semplicemente come limiti da superare e non già come valichi insormontabili.

Premesso questo, nostro scopo è quello di esplicitare, di chiarire lo spirito che anima la nostra azione didattica, i principi che informano il nostro agire, il nostro operato nell’ambito della scuola o meglio della classe.

Non ci si limita alla promozione della semplice acquisizione delle competenze strumentali (non si fa solo istruzione) ma si intende promuovere contemporaneamente l’armonico sviluppo della personalità (si fa anche educazione) dell’alunno. Quindi non solo istruzione e/o educazione ma vera e propria “formazione”.
Con l’uso del termine educazione già è implicito il discorso della formazione se si considera l’origine latina del vocabolo che è e-ducere —–tirare fuori ciò che potenzialmente è già dentro. Non quindi mera trasmissione di contenuti e/o di nozioni, non solo lezioni strutturate e guidate ma ben altro riassumibile con la voce attività di formazione umana volte ad aiutare il bambino a conoscere, a prendere coscienza di sé apprezzando l’altro, il diverso da sé.

Il bambino-scolaro –è dimostrato dalla ricerca psicopedagogica- non apprende bene se non ha fiducia e stima negli operatori della scuola, se non vive con gratificazione e serenità l’ambiente-scuola inteso, al pari della famiglia, come luogo di confronto, di battaglia, di crescita contro il malessere esistenziale, pervasivo della nostra attuale società, deprivata di valori tradizionali, vuota di riferimenti etici e morali.

Di qui la necessità di favorire nella scuola “la ricerca di senso, la costruzione della propria identità” attraverso un faticoso “processo di formazione” che porti al “rispetto della dignità di tutti e di ciascuno, senza l’esclusione di nessuno”.

Si capisce che questo è un surplus della scuola… è una sfida… una battaglia che si conduce giornalmente in classe.

Per noi docenti sarebbe molto più facile limitarsi alla mera trasmissione delle conoscenze essenziali, dei saperi strumentali. Ma non è così...

Il processo formativo di cui ci facciamo carico è favorito quando c’è partecipazione e condivisione da parte delle famiglie, quando c’è consapevolezza della complessità e della difficoltà dell’azione formativa, intesa come opera congiunta di educazione e istruzione.

Nelle Indicazioni del curricolo, sottoscritto dall’ex ministro dell’istruzione “G. Fioroni”, difatti si legge: “Cercare di educare-istruendo in opposizione o nell’indifferenza della famiglia depotenzia il lavoro che si fa a scuola, genera drop out tra i ragazzi e disagio tra gli insegnanti”.

Come si fa a fare una buona scuola? Come si può garantire lo sviluppo di un buon processo di formazione?

Non è facile... non è neppure difficile ma è assolutamente possibile.

Bisogna far nascere nell’alunno il “tarlo della curiosità”, l’amore per lo studio, lo stupore della conoscenza, la voglia di scoprire il sapere o meglio i saperi, il desiderio di creare e ricreare con fantasia, la capacità di progettare… di inventare… di ideare.
Queste prerogative sono qualità essenziali per lo sviluppo della propria “cultura”. Il bambino che potenzia queste capacità sarà sicuramente un futuro, valido, “uomo di cultura”.

Questo sviluppo completo e armonico della personalità si gioca anche e soprattutto a scuola.

E la scuola siamo noi. Siamo noi nel lavoro quotidiano in aula, nella pratica di ogni giorno, nei piccoli passi concreti di miglioramento, nei continui tentativi di creare un ambiente scolastico sereno, capace di garantire benessere a tutti, al di là di qualsiasi direttiva progettuale.

Resta a noi la responsabilità di promuovere la vera cultura, di innescare quei meccanismi di sicuro successo apprenditivo e di crescita psico-fisica equilibrata.

Il fare buona scuola, si legge nelle Indicazioni, non dipenderà mai dalla mera “[…] esecuzione e/o applicazione acritica di direttive e decreti calati dall’alto e imposti dalla norma. Lo escludono la natura stessa dei processi di insegnamento/apprendimento che si realizzano nel vivo di dinamiche relazionali assai complesse, in cui agli operatori scolastici viene riconosciuta un’ampia autonomia professionale”. “Viva Dio”- aggiungiamo noi...

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